Fermatevi alla crescita
La Legge di stabilità dovrebbe essere una manovra snella ai fini del contenimento del deficit e del debito e delle politiche di crescita. Ciò che difetta alla manovra del governo Letta è, appunto, l’attenzione alla crescita. La produzione industriale in settembre aumenta solo dello 0,2 e pertanto nei primi nove mesi cala del 3,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Il dato riflette la debolezza della domanda interna, non solo di consumi ma anche di investimenti.
18 AGO 20

La Legge di stabilità dovrebbe essere una manovra snella ai fini del contenimento del deficit e del debito e delle politiche di crescita. Ciò che difetta alla manovra del governo Letta è, appunto, l’attenzione alla crescita. La produzione industriale in settembre aumenta solo dello 0,2 e pertanto nei primi nove mesi cala del 3,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Il dato riflette la debolezza della domanda interna, non solo di consumi ma anche di investimenti. I prestiti delle banche invece – informa la Banca d’Italia – a settembre sono ulteriormente calati del 3,5 per cento. Data la situazione, non servono annunci vaghi di manovre improbabili e il fumo su privatizzazioni che forse non avverranno mai (come quella dell’Eni, una società efficiente che fa utili e investimenti finanziandosi sul mercato).
S’intervenga semmai su ciò che c’è già o su ciò che non funziona ma che, se aggiustato, può servire per accrescere gli investimenti e approfittare così della liquidità che Mario Draghi ha messo a disposizione con la riduzione dei tassi Bce di giovedì scorso. La mossa non è affatto inutile, come sostengono gli immancabili critici tedeschi, perché aumenta il rendimento degli investimenti a lungo termine, anche per l’Italia. Un esempio concreto di “privatizzazioni” è invece quello contenuto in un emendamento del Pdl riguardante la privatizzazione degli immobili turistici costruiti sulle spiagge demaniali, in regime di concessione temporanea. La proposta prevede il passaggio dal demanio al patrimonio disponibile dello stato delle sole aree dove ci sono gli immobili degli stabilimenti balneari, ciò per poterli privatizzare con diritto di opzione per i concessionari attuali e in ogni caso un indennizzo per le opere da loro fatte e per l’avviamento generato (una garanzia). Così viene rispettata la “direttiva Bolkestein” che prevede il rinnovo delle concessioni secondo criteri di concorrenza. La restante parte delle concessioni rimarrebbe demaniale. Gli immobili privatizzati rimarrebbero sottoposti ai vincoli ambientali e urbanistici di prima. Non ci sarebbe, dunque, nessuno scempio. E mentre il governo ricaverebbe qualche miliardo, magari per ridurre le imposte, i proprietari privati potrebbero fare investimenti dando come garanzia per il credito gli immobili così valorizzati. Si generano occupazione e crescita e il miglioramento dell’offerta turistica.